Il lato peggiore delle cose migliori

di Alex Chiapparelli

«Il peggio deve ancora arrivare!», mi disse un fruttivendolo con un mezzo sorriso. Chi vende frutta e verdura ha una comprensione profonda della vita: tutto è a portata di mano, e sa esattamente come afferrarlo. Con un occhio critico per ciò che va tagliato e scartato, comprende anche che ogni scelta, purtroppo, ha il suo prezzo.

Era mattina e, come ogni settimana nei giorni stabiliti, mi incamminavo verso il mercato rionale. Lì, cercavo il meglio che la natura potesse offrire, anche se a un prezzo piuttosto elevato. Il regalo di un fiore è gratuito, ma se sei tu a cercarne uno, devi pagare per il lavoro di chi l’ha colto; così va il mondo, anche la bellezza della natura ha il suo costo.

I governi cambiano, promettendo miglioramenti, ma l’unica costante sembra essere l’aumento incessante dei prezzi. È una realtà che osservo da bambino, anno dopo anno.

Alle sette del mattino ero già tra i banchi del mercato, anticipando l’affollamento delle signore del quartiere che, a quell’ora, si preparavano ancora a uscire. Dietro il banco, le mani esperte dei venditori pulivano le verdure; un terzo di queste finiva in grandi secchi pronti per essere riempiti.

I volti segnati dall’esperienza guardavano il coltello che affondava nei vegetali teneri, separando con precisione chirurgica le parti buone da quelle da scartare. La loro abilità nel taglio era tale che nemmeno i più abili samurai avrebbero potuto competere. Ogni vegetale ha la sua tecnica di taglio; un errore può significare scartare troppo o troppo poco, compromettendo il sapore durante la cottura.

Mentre si muovevano velocemente, alcune delle venditrici canticchiavano o fischiettavano melodie d’altri tempi, rendendo l’atmosfera quasi festosa nonostante la mattina fresca.

Mi fermai a osservare un banco in particolare, dove una venditrice, notando il mio interesse, esclamò: «Dai ragazzo, che stamattina è tutto fresco!». Mi chiedevo a che ora avesse iniziato la sua giornata. Doveva avere oltre settanta anni, e la sua energia mattutina superava di gran lunga la mia.

«Ragazzo, ancora dormi?», mi chiese con tono scherzoso ma accusatorio.
«Eh sì, ieri ho fatto tardi».
«E dici a me? Sono qui dalle cinque e ci ho messo un’ora per arrivare!».

Sorpreso dalla sua vitalità, iniziai a riflettere sulla sua vita, fatta di albe anticipate e lunghe giornate di lavoro. La sua storia, raccontata tra uno scambio di battute e l’altro, aggiungeva un valore inaspettato alla mia visita al mercato, ricordandomi che dietro ogni prodotto c’è una storia, un volto, una vita dedicata alla terra. Le parole dell’ortolana riecheggiavano nella mia mente mentre mi allontanavo dal banco, con una nuova consapevolezza e un rinnovato apprezzamento per il duro lavoro e la semplice saggezza di chi coltiva e vende i frutti della terra.

Continua…